


Rassegna stampa sulla sede
Un articolo del Prof. Arch. Sergio Lenci, ad illustrazione del progetto, pubblicato nel n. 1 del Bollettino Interno di Informazione RESCOOP dell'ottobre 1976Un articolo a commento dell'inaugurazione della Sede pubblicato nel n. 2 del Bollettino Interno di Informazione RESCOOP del dicembre 1976
La sede
Aspetti storici e architettonici
La Sede Operativa e Amministrativa di ITER ha collocazione nel Comune di Lugo (Ravenna) in un edificio significativo e prestigioso dal punto di vista architettonico e funzionale.
Progettata dal noto Architetto Sergio Lenci, fu inaugurata l'8 ottobre 1976.
La decisione di procedere alla sua costruzione fece immediatamente seguito alla costituzione di RESCOOP, nata dalla fusione delle cooperative edili del lughese e faentino, rappresentando simbolicamente l'impegno collegiale per una nuova impresa cooperativa unita e di rilievo nazionale.
Con la unificazione di RESCOOP e CRC di Mezzano, l'edificio è divenuto sede operativa e amministrativa della nuova Cooperativa ITER.
Nel 1978 iniziarono poi i lavori per la costruzione di un imponente Auditorium in grado di ospitare circa 700 persone. Negli anni 90 poi fu aggiunto un tunnel di collegamento e nuovi uffici fra la sede del custode e l'edificio principale.
Di seguito si pubblica una nota del Geometra Dante Buscaroli che all'epoca, socio RESCOOP, collaborò con il progettista Architetto Sergio Lenci.
Nel 1975 la RESCOOP, dovendo costruire la sua nuova sede tecnico-amministrativa, affidò la progettazione al Prof. Arch. Sergio Lenci, docente di composizione alla Facoltà di Architettura di Roma, con la collaborazione del Geom. Dante Buscaroli quale responsabile dell'Ufficio Calcoli e Progetti della stessa RESCOOP.
L'esperienza progettuale a disposizione della Cooperativa tramite il proprio tecnico in merito ai nuovi sistemi costruttivi industrializzati e l'interpretazione creativa dell'Arch. Lenci, creò "il clima ideale per elaborare i disegni in una atmosfera di sereno dialogo, con l'obiettivo di incentivare anche qualitativamente la produttività cooperativistica" come ebbe a commentare lo stesso architetto in una pubblicazione nell'Espresso del novembre 1976 n. 45 in un articolo di Bruno Zevi.
Il sistema tecnologico adottato per progettare e costruire la sede, che poi diventa dal 1989 la Sede Operativa della ITER, è il coffrage-tunnel, metodo a casseforme metalliche, dotato di meccanismi per l'assemblaggio e lo scorrimento che consente di approntare intelaiature di cemento armato anche a luci variabili.
L'intero complesso architettonico è formato da un corpo uffici per circa 120 posti lavoro e dal corpo auditorium per 600 posti a sedere distribuiti ad anfiteatro e relative aule e servizi complementari.
Questo tema, rappresentato attraverso un continuum di vani, esalta il rapporto interno-esterno allo scopo di recuperare il verde e la campagna circostanti quali elementi protagonisti dell'ambiente di lavoro.
I soci della RESCOOP avevano chiesto un progetto che fosse innanzi tutto una invenzione architettonica, un organismo che, utilizzando le loro tecnologie, contenesse i germi di molteplici possibilità tipologiche; quali uffici, scuole, centri culturali e sociali, e fosse esemplificativo di una ampia flessibilità concettuale e formale.
Il progetto esecutivo è consistito nel rifuggire dalla concezione standardizzata del blocco per uffici composto da un corridoio centrale con stanze a destra e a sinistra.
A questo si sono sostituiti la trasparenza e l'indeterminatezza di uno spazio globale formato da fasce parallele ma aperte.
Canali larghi sette metri, tagliati "contro vena" da un grande squarcio alto tre piani e illuminato direttamente mediante un traliccio metallico che sorregge prismi piramidali di plexiglas.
Si ottiene così, sul percorso d'ingresso, una vastissima cavità in costante rimando con tutti i settori a destinazione specifica.
La composizione architettonica prende avvio dall'analisi dei contenuti, senza riferimento ad automatismi morfologici più o meno arbitrari. La sede della ITER a Lugo di Romagna concreta le invarianti fondamentali del codice anticlassico: l'inventario delle funzioni, le indispensabili asimmetrie che ne discendono, la tridimensionabilità antirinascimentale, la scomposizione neoplastica, la temporalità spaziale e la reintegrazione fra edificio e territorio, pur essendo eseguita con una tecnologia ritenuta molto rigida, a dimostrazione che la stessa non è condizionata da un unico procedimento progettuale.
Se il sistema costruttivo pone delle limitazioni, si possono limitare le limitazioni.
Se il materiale del quale si dispone sono i tunnel si possono, ad esempio, spaccare i tunnel.
Non è vero che esistono delle tipologie che comandano, come dei vincoli a priori; anche le tipologie si possono inventare di volta in volta.
Quando la sperimentabilità e l'interpretazione si applica ad ogni cosa, non ci si deve considerare mai vincolati né dalle tipologie né dalle tecnologie.
Nella presentazione di Bruno Zevi, pubblicata nell'Espresso n. 45 del novembre 1976, a riguardo della sede ITER ebbe a commentare: "i segni hanno sempre un'origine razionale, anche perché mirano a coinvolgere ogni fenomeno visivo nel gioco delle strutture. Di conseguenza, dominano gli accenti "brutalisti" nella franca collisione tra episodi eterogenei, il che non preclude extrapolazioni di sapore metafisico".
In occasione dell'inaugurazione della sede RESCOOP, un ampio commento e molte immagini fotografiche sono state pubblicate da Sara Rossi nella rivista "L'architettura cronache e storia" nel n. 254 del dicembre 1976.
Dante Buscaroli


